Da Ispi _India Watch: Geo-economia di un subcontinente da esplorare

 
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FOCUS

"MASALA LOCKDOWN"

CONTRO COVID-19

Pur con una propagazione del virus ancora bassa, anche l'India dovrà affrontare l’imminente crisi economica. Il governo ha stanziato un bazooka di 84 miliardi di euro. Basterà?

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di Ugo Tramballi, ISPI

 
 

VISTO DA NEW DELHI

L'ITALIA SI PREPARA

ALLA "FASE 2" DELL'INDIA

Anche in India è in atto il dibattito sulla  "Fase 2”. Tutte le iniziative dell'Ambasciata d'Italia a supporto delle aziende.

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di Vincenzo De Luca,

Ambasciatore d'Italia a New Delhi

IMPRESE

COSÌ IL GOVERNO MODI

COMBATTE COVID-19

Nella situazione attuale, le imprese italiane presenti in India devono mantenere nervi saldi. Quali le misure adottate a sostegno delle industrie dal governo indiano?Quali i settori con maggiori prospettive di crescita nel futuro?

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di Alessandro Fichera, Octagona

   

SCENARI

TRE VIE D'USCITA

DALLA PANDEMIA

Cosa accadrà all’India dopo la pandemia? Quale tsunami economico si scatenerà? Analizzando diversi scenari legati alla durata del virus, McKinsey cerca di trovare risposte: non positive ma realistiche. In “Getting ahead of coronavirus: Saving lives and livelihoods in India”, le possibilità prese in considerazione sono tre. Lo studio è il risultato di una ricerca fra 600 business leader, politici, economisti e analisti finanziari. Il primo scenario analizzato parte da un rilassamento del lockdown a partire dalla metà di aprile. In questo caso, nell’anno fiscale 2021 l’economia si contrarrà del 10%. Il secondo scenario prende in considerazione una chiusura delle attività economiche fino a metà maggio: l’economia precipita del 20%. Quello che sta accadendo ora in India è una via di mezzo fra il primo e il secondo scenario di McKinsey: molte attività riprenderanno all’inizio di maggio ma alcuni settori si sono già rimessi in moto nella seconda metà del mese di aprile. Nel terzo caso il COVID-19 riappare, costringendo il paese a più di un lockdown durante il 2020: l’economia si ridurrebbe di un ulteriore 8/10%, portando l’India alle soglie di un disastro.

   

INDIA E COVID-19

AGGIORNAMENTI

IN TEMPO REALE

Alla mezzanotte del 20 di aprile i contagi in India erano 17.615: in ventiquattr’ore erano aumentati di 1.553 casi. Le vittime erano 559, senza importanti incrementi rispetto al giorno precedente. È l’informazione aggiornata sulla diffusione del coronavirus garantita da Observer Research Foundation, Orf, il più importate think tank del paese col quale Ispi intrattiene un rapporto di collaborazione. “Tracking Covid19 in South Asia and Beyond" sul sito di Orf, garantisce un quadro costante della pandemia mondiale, dell’India nel suo insieme, di ognuno dei suoi 28 stati e 11 territori dell’Unione e di ciascuno dei suoi 736 distretti, oltre che dei paesi dell’Asia meridionale che confinano con l’India. Numerosi sono anche i commenti e le analisi sulla pandemia. Per numero assoluto, il Maharashtra (115 milioni di abitanti) è il più contagiato: 4.500 casi e 223 morti al 20 aprile. In proporzione alla popolazione (19 milioni) Delhi, capitale e amministrativamente territorio dell’Unione, è la più colpita: 2.003 casi e 45 morti. Pochissimi i casi nell’Est del paese: 339 nel West Bengal, solo 96 nel poverissimo Bihar con 100 milioni di abitanti. Zero casi nel Sikkim e nel Nagaland.

IL WEBINAR

Facing the Covid-19 Emergency:

Financial Tools Available to Italian Investments

in India

24 aprile 2020, 4.30pm Indian Standard Time

Embassy of Italy to New Delhi, ICCI, Simest

 

IL DOSSIER

Digital India: Technology

to transform

a connected nation

studio approfondito sul potenziale del futuro digitale dell’India

APP

TRACCIARE IL CONTAGIO

IN UNA GRANDE DEMOCRAZIA

Come molti altri paesi, l’India non dispone di un numero sufficiente di kit per diagnosticare la positività da COVID-19 a tutti i suoi cittadini. Diversamente da altre nazioni, però, è il secondo paese più popoloso al mondo, con 1,3 miliardi di abitanti. Così New Delhi ha scelto di percorrere due strade. La prima è il potenziamento dell’Integrated Disease Surveillance Programme (IDSP), un immenso network di sorveglianza “umana” già impiegato per il monitoraggio di malattie infettive come il morbillo e l’influenza H1N1: in questi giorni decine di migliaia di operatori sanitari si sono riversati sull’intero territorio nazionale per tracciare “porta a porta” le persone contagiate e i loro contatti, provvedendo al loro isolamento. La seconda iniziativa presa dall’India affonda le sue radici nel suo sistema più sofisticato e tech: seguendo l’esempio cinese, le autorità hanno infatti cominciato a rivolgersi alle più innovative delle numerose start-up indiane per sviluppare app di tracciamento, o “convertirne” di già esistenti. Tra queste MyGate, finora impiegata per controllare i visitatori delle “gated communities” – i compound residenziali della borghesia indiana – è oggi usata dalla polizia di Bangalore per far rispettare il lockdown.

   

LO STATO

"MODELLO KERALA"

CONTRO IL VIRUS

Il piccolo Stato meridionale del Kerala, governo comunista (ormai moderatamente social-democratico) e 33 milioni di abitanti, è balzato agli onori della cronaca – anche internazionale – per l’efficacia della sua lotta all’epidemia di Covid-19. Mentre nel resto dell’India i casi aumentavano, il Kerala subito assurto a “Modello” aveva già appiattito la curva dei contagi, che all’inizio erano tra i più alti del Subcontinente a causa del rimpatrio dei suoi operai specializzati da Wuhan. Secondo i dati ufficiali, tra tutti e 28 gli Stati indiani, il Kerala avrebbe oggi uno dei tassi di trasmissione e di mortalità più bassi. Come ha fatto? Un sistema sanitario efficiente (ampiamente privatizzato ma diffuso e integrato con quello pubblico), una ligia partecipazione dei cittadini, e soprattutto una comunicazione chiara del rischio. Certo, la base di partenza era solida: è tra i più alfabetizzati del paese, con una manodopera qualificata che esporta in tutto il mondo (è il primo stato indiano per rimesse dall’estero), e una solida esperienza nella lotta all’epidemie. L’ultima, quella di virus Nipah nel 2018, ha permesso di reagire tempestivamente al coronavirus con protocolli efficaci per il tracciamento, l’isolamento e la terapia dei contagiati. Con misure di lockdown più stringenti che nel resto dell’India, ma sostenute da un outreach istituzionale rivelatosi prezioso: pasti delle mense scolastiche (chiuse) consegnati a casa, canali chiari e ufficiali per smentire le fake news, accudimento dei lavoratori migranti provenienti da altri stati, consulenze mediche online a migliaia, sostegno alla salute mentale. E una campagna, “Break the chain”, che ha permesso a tutti – anche i più poveri – di “spezzare” la catena del contagio lavandosi le mani.

A cura di:

Osservatorio Geoeconomia

Sara CristaldiCo–HeadAlberto BelladonnaResearch Fellow

  India desk

Supervisione Scientifica Ugo Tramballi, ISPI Senior Advisor

Ricerca e redazione Nicola Missaglia, Research Fellow

ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale